Il Kebab entra nel paniere Istat 2011 ed è già polemica

Oltre ai tablet di ultima generazione, il salmone affumicato e i biglietti per trasporti interurbani a dare una definizione più completa di quanto e come spendono gli Italiani è stato l’ingresso nella lista del cibo etnico in generale e del nostro bene amato kebab in particolare.



Non faccio politica si sa, ma quando questo semplice dato frutto di numeri e consumi veri viene estrapolato dal contesto prettamente economico per elargire alla ben’e meglio le solite retoriche sempliciotte ad effetto io non ci sto. Ho provato un letterale ribrezzo nel leggere il commento di un anonimo giornalista del Giornale che snocciola riga dopo riga i classici pregiudizi, definibili in termini psicologici come sintomatiche gravi di neofobia alimentare, che aleggiano di fronte a un alimento sempre più consumato dal popolo italiano.


Non vengono citate fonti, ma viene semplicemente scritto che i principali consumatori di questo piatto ora internazionale ma dall’origine magrebina sono i marocchini e “i figli degli ex sessantottini che non si sono ancora emancipati dai genitori”.
Discutibile la scelta del lessico inappropriato dalla prima all’ultima riga ma ancora di più è clamorosa la totale genericità dei termini, fanno perdere in qualità una testata che ora come ora per la fantasia dimostrata nel tratteggiare situazioni sociali inesistenti potrebbe benissimo essere sostituita con un libro di fiabe.
A me invece non piace raccontare favole, preferisco descrivere a coloro che hanno deciso anche oggi di leggere la nostra informazione genuina ciò che vedo in una delle maggiori capitali del mangiar bene. A Parma nella via principale(via d’Azeglio) del centro ho contato all’incirca sette kebab: uno attaccato all’altro, a Vicenza dalla stazione fino al centro invece ne figurano il doppio.
Perciò risulta scontato che l’Istat abbia semplicemente considerato la grassa fetta economica che sta dietro queste attività, del resto quale altro ristoratore riesce a fornire un piatto di carne, verdure e pane a un prezzo equo che non supera in nessun caso i 5 euro?

Si è capito che le fiabe non mi piacciono e neppure gli scontri e mentre qui in Italia c’è chi cerca la ghettizzazione di un popolo “difficile” come i musulmani, io preferisco un approccio più democratico, non v’è necessità che la pizza escluda il kebab(se la paura, resa tramite veri e propri slogan xenofobici, è questa) o viceversa, meglio fare come me che ogni venerdì mi reco al baracchino di fiducia per assaporare una gustosa e ben stesa pizza-kebab.
In conclusione devo ammettere a malincuore che questo è un periodo difficile per lo stato in cui ognuno afferma un po’ ciò che vuole, sulle leggi, su chi le fa rispettare, perciò non mi sorprende che il Giornale oltre che accanirsi contro i magistrati e i giornalisti ora si scagli pure contro un indifeso Istat.
La soluzione è una sola: Kebab in parlamento!

G. Camedda

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